Sciatalgia - dolore sciatalgico

Sciatalgia - dolore sciatalgico

 

Sciatalgia

Un dolore radicolare che segue il decorso lungo il nervo sciatico è una condizione clinica molto frequente e spesso disabilitante. Nonostante nella maggior parte dei casi la sciatalgia si risolva nell'arco di alcune settimane, grazie ad analgesia e fisioterapia, potenzialmente può cronicizzare con severa compromissione del trofismo muscolare dell'arto inferiore e divenire intrattabile, provocando così ripercussioni sul piano socio-economico.
Si ritiene, infatti, che la sciatalgia costituisca uno dei principali motivi di assenza dal posto di lavoro.
Secondo dati epidemiologici recenti, l'incidenza della sciatalgia nell'arco della vita è compresa tra il 13% e il 40%, una percentuale influenzata da numerosi fattori di rischio tra cui età avanzata, predisposizione genetica, obesità, statura elevata, tabagismo, sedentarietà, oltre allo svolgimento di alcune occupazioni e attività che prevedono sollecitazioni ripetute a carico del rachide (come ad esempio guidare).
 
Nonostante la formulazione di una diagnosi certa di sciatalgia sia possibile solo inseguito ad  un'attenta esclusione di altre potenziali cause, nella maggior parte dei soggetti il dolore radicolare presenta un'origine meccanica ed è dovuto alla formazione di un'ernia discale in L4-L5 o L5-S1, che può essere visualizzata attraverso tecniche radiografiche. Nella diagnosi differenziale, comunque, vanno prese in considerazione patologie quali l'osteoartrite, l'artropatia, la stenosi del canale lombare e l'eventuale presenza di tumori.
Tuttavia, un ruolo rilevante nell'insorgenza del dolore è giocato anche dal processo infiammatorio che coinvolge il disco e le radici nervose.
In un'elevata percentuale di casi, si assiste ad una regressione, parziale o completa, dell'ernia del disco lombare imputabile a meccanismi di riassorbimento cellulare che prevedono il coinvolgimento di alcune citochine. Quasi la totalità dei pazienti affetti da un'algia invalidante, infatti, è in grado di ritornare a svolgere la propria attività professionale entro tre mesi dalla comparsa della sintomatologia, senza ricorrere ad un intervento chirurgico. Tuttavia, se la compromissione appare estesa è necessario intervenire chirurgicamente.
 

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